Il Progetto Rebeldía non si ferma. E nonostante l’avvicinarsi dell’udienza del processo di sfratto (20 luglio) le attività in via Battisti e in città si moltiplicano.
Se la città si sta svuotando, la solidarietà di tante persone e soggetti di varia natura non cala.
Cene, concerti, spettacoli teatrali, critical mass e dibattiti sono solo alcune delle tantissime iniziative messe in piedi dal Progetto Rebeldía nel mese di luglio, senza peraltro mancare mai alle iniziative promosse dal Comune, come la presentazione della Sesta Porta o l’assemblea pubblica sui primi due anni della giunta Filippeschi.
Ora ci apprestiamo ad affrontare due appuntamenti molto importanti, con i quali tenteremo di riaprire il dialogo con Comune e di avviare una riflessione più ampia con l’Università. Avremmo preferito farlo in un unico appuntamento, ma le contingenze ci impongono di separare gli incontri.
È comunque con grande piacere che informiamo tutti che giovedi 15 luglio, con il ritardo di quasi un mese rispetto a quanto sancito nel regolamento statutario, in Consiglio Comunale verrà discussa la proposta di delibera di iniziativa popolare sugli spazi sociali e culturali che abbiamo presentato tre mesi fa insieme alla Biblioteca Franco Serantini e ad Arciragazzi.
Sarà questo un passaggio molto importante, nel quale ci auguriamo che si svolga un dibattito serio e senza pregiudizi sullo stato attuale dell’offerta di spazi indispensabili alle tante attività quotidiane del mondo delle associazioni, che arricchiscono il tessuto cittadino, e sul riconoscimento pubblico che tali attività debbono necessariamente avere; in tempi di crisi, infatti, è fondamentale sostenere quelle attività che, a costo zero, garantiscono servizi ai cittadini che vanno a completare le offerte istituzionali.
Non meno importante è l’appuntamento di venerdi 16 luglio alle 17 presso l’aula 2 di Palazzo Ricci (Facoltà di Lettere, II piano), dove il Progetto Rebeldía ha organizzato un incontro pubblico con i candidati rettori sul tema “L’Università nella città: forme di integrazione a partire dal caso del Progetto Rebeldía”.
A chi si appresta a guidare il nostro ateneo nei prossimi quattro anni chiediamo una speciale sensibilità e un atteggiamento di apertura verso migliaia di persone tra studenti, ricercatori, docenti, ma anche cittadini che non hanno una relazione formale con l’Università, che ogni giorno convivono a Pisa e animano la nostra città. Anche l’Ateneo dovrà sempre più rispondere ad un’esigenza di attività culturali e sociali che vanno ben oltre l’offerta puramente didattica che coinvolge la comunità universitaria: dagli eventi pubblici alla realizzazione di attività culturali e sociali integrate, dalla frequentazione estesa di luoghi come le biblioteche al grande patrimonio di locali e strutture, non sempre sfruttati al meglio. Occorre ripensare e migliorare le forme di integrazione puntando su nuovi modelli. Siamo convinti che una rinnovata presenza dell’Università in una città dalle caratteristiche speciali come Pisa sia una risorsa su cui puntare per favorire il rilancio su scala nazionale del nostro Ateneo. Da questo punto di vista, una sperimentazione di avanguardia, che operi per un’armoniosa sinergia tra la circolazione della cultura e una progettazione urbanistica che ne garantisca maggiore condivisione sociale, potrebbe costituire una carta vincente, un valore aggiunto per il futuro dell’Università di Pisa.
Con questi due appuntamenti il Progetto Rebeldia prova a tessere una trama che punta ad una maggiore sincronia tra gli enti pubblici del nostro territorio. Nelle scelte strategiche e nella capacità di pensare spazi ibridi, nei quali città e Università si contaminino e si arricchiscano.
Progetto Rebeldia
